Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 90 milioni di bambini ed adolescenti tra i 5 e i 19 anni convivono con un problema di udito e spesso con una vera perdita uditiva. La sordità infantile ha un’incidenza piuttosto elevata: colpisce circa 1-2 bambini su 1000 nati senza evidenti fattori di rischio. Questa percentuale è più alta quando si considerano anche i bambini nati prematuri, quelli ricoverati in terapia intensiva e quelli che hanno avuto bisogno di interventi chirurgici o di rianimazione con ossigenoterapia subito dopo la nascita. Molti di loro non vengono identificati tempestivamente, con ripercussioni sullo sviluppo del linguaggio, sull’apprendimento, sulla partecipazione sociale e sulle opportunità future. Partendo da questi dati, le Istituzioni convergono sull’idea di un impegno concreto che coinvolga la politica, il sistema sanitario, il mondo educativo, i familiari e nel complesso, la società civile per rafforzare la prevenzione e la diagnosi precoce dei disturbi dell’udito in età pediatrica.
Occorre pensare ad un cambio di passo, o meglio, ad un passo strategico per promuovere programmi strutturati di controllo dell’udito negli ambienti scolastici, con l’obiettivo di individuare tempestivamente eventuali difficoltà uditive e garantire pari opportunità di sviluppo e apprendimento a tutti i bambini. Non meno importante è il tema dell’accesso alle cure, inteso come benessere acustico negli ambienti scolastici e l’utilizzo della tecnologia per facilitare diagnosi e interventi tempestivi. La sensibilizzazione deve partire dalle istituzioni per arrivare alle scuole, alle famiglie ed agli operatori sanitari per far arrivare il messaggio di quanto sia importante prevenire e trattare precocemente i problemi dell’udito, riconosciuti come determinanti fondamentali per lo sviluppo linguistico, cognitivo e sociale dei più piccoli. L’ascolto infatti rappresenta non solo il fondamento dell’esperienza quotidiana ma è anche un elemento essenziale di prevenzione e consapevolezza per la salute. La salute uditiva – appunto – è un diritto fondamentale e rappresenta una condizione essenziale per la crescita, l’inclusione e il successo educativo dei bambini. Per questo è utile promuovere un modello strutturato e permanente di prevenzione che parta dalla scuola, luogo privilegiato di sviluppo e socialità.
Una diagnosi precoce può essere fondamentale per gestire in modo efficace l’ipoacusia o la sordità nei bambini e nelle bambine. Il rapporto mondiale sull’udito che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato in occasione della Giornata mondiale dell’udito 2025, ha evidenziato quanto il numero di persone adulte e pediatriche che rischiano di perdere l’udito sia in aumento. Tra gli adulti, un individuo su cinque è a rischio di sordità e questa proporzione potrebbe salire a un individuo su quattro mentre in età pediatrica ed adolescenziale, circa 90 milioni di bambini ed adolescenti tra i 5 e i 19 anni convivono con un problema di udito. Il rapporto dell’OMS sottolinea dunque la forte necessità di intensificare i servizi di screening dell’udito in età precoce, migliorare gli approcci terapeutici per evitare o limitare conseguenze gravi sullo sviluppo dei bambini e delle bambine. Questi tipi di monitoraggi servono a riconoscere tempestivamente i quadri clinici sospetti per sordità e a capire se sia necessario eseguire indagini più approfondite, come ad esempio il test dei potenziali evocati uditivi o l’esame audiometrico comportamentale. Attraverso questi esami è possibile ottenere una prima diagnosi intorno ai tre mesi di vita del bambino o della bambina. Quando poi il paziente raggiunge i cinque o sei mesi, gli specialisti sono in grado di effettuare una diagnosi più completa e di definire le modalità di intervento. Non solo, occorre anche intensificare l’accesso ai servizi audiologici per tutta la popolazione adulta ed investire più fondi nei servizi di prevenzione e di riabilitazione acustica.


