Il welfare contrattuale è sicuramente una leva strategica fondamentale per la sostenibilità sociale tanto capace da generare valore condiviso per imprese, lavoratori e territorio. Se solo si pensa che nove aziende su dieci considerano le iniziative legate al welfare un investimento strategico che rafforza la competitività e la reputazione aziendale, parliamo di grandi numeri. È bene ricordare brevemente qualche cenno storico di come questo strumento sia stato introdotto nel mondo del lavoro.

Dal 2016 il welfare aziendale ha fatto il suo ingresso nei contratti collettivi nazionali segnando letteralmente un cambio di passo nella contrattazione consueta tra impresa e lavoratori. I primi a sottoscrivere un contratto nazionale che prevedeva lo strumento del welfare e le sue iniziative sono stati i metalmeccanici, seguiti successivamente dal settore degli orafi, degli argentieri, dei gioiellieri e delle telecomunicazioni . Da quel momento in poi la consapevolezza dei vantaggi legati a soluzioni di welfare contrattuali è cresciuta costantemente tanto da diventare una strategica leva per il benessere organizzativo e la fidelizzazione dei propri dipendenti. Tanto strategica che lo scorso anno, ovvero il 2025, si è confermato un anno chiave per questa evoluzione e questa crescita.

Diversi contratti collettivi nazionali hanno introdotto questo strumento e in taluni casi hanno addirittura potenziato le misura di welfare con l’obiettivo di sostenere il potere di acquisto e migliorare il rapporto aziendale con i propri dipendenti. Anche quest’anno la tendenza manifesta il miglioramento costante con nuove scadenze operative e rinnovi che riguardano altri comparti come quello delle assicurazioni. Ed è bene dire che nella maggior parte dei casi le aziende scelgono di erogare benefit tramite buoni acquisto e/o buoni pasto flessibili, semplici da gestire e facilmente fruibili per i lavoratori. Negli ultimi anni lo strumento del welfare aziendale si è esteso oltre alle aziende private anche alla pubblica amministrazione chiamata a confrontarsi con sfide sempre nuove, come valorizzare le risorse, costruire ambienti di lavoro empatici capaci di rispondere alle esigenze di chi vi opera quotidianamente. È evidente che accanto all’importanza della retribuzione economica va assumendo un’importanza sempre più preponderante il cosiddetto ‘stipendio emotivo’, elemento intriso di qualità delle relazioni, riconoscimento professionale, giusto equilibrio tra vita privata e attività lavorativa, possibilità di crescere e sentirsi parte integrante di un gruppo professionale che valorizza il contributo e le capacità di ciascuno. Il concetto di squadra, di aiuto reciproco e di condivisione per raggiungere obiettivi aziendali e personali, diventa la leva fondamentale per il massimo rendimento utile all’azienda stessa.

Oggi lo strumento del welfare aziendale è senza dubbio un elemento strategico che accompagna necessariamente il cambiamento offrendo alle amministrazioni elementi utili alle trasformazioni in atto e alla nuove sfide organizzative. Come determinato di recente dal BEF Working Index2026 i dipendenti della Pubblica Amministrazione fanno registrare un grado di soddisfazione e un livello di benessere complessivo superiore a quello dei lavoratori di pari grado del settore privato 51,7 contro 49,4 in una scala di valori da zero a 100. Un risultato questo che se da una parte invita a guardare alla pubblica amministrazione con uno sguardo diverso, riconoscendo il ruolo estremamente positivo, umano, ed organizzativo; dall’altra però deve fare da incentivazione per migliorare ancora e di più l’efficienza e la qualità del gruppo professionale nel comparto privatistico dove ancora certamente tanto c’è da lavorare per raggiungere livelli ottimali di equilibrio tra lavoro e soddisfazione personale che diventa poi necessariamente risultato positivo per l’azienda stessa.