Quando si parla di lavoro, di giovani e di titoli di studio spesso, per una sorta di luogo comune si tende a banalizzare dicendo “tanto la laurea non serve a niente….”o anche “se non studi non trovi lavoro”. In realtà parrebbe vero il detto “in media stat virtus” nel senso che il titolo di studio è importante così come è importante alimentare anche lavori artigianali piu umili ma comunque essenziali, che possono anche non necessariamente richiedere un titolo di studio importante. Infatti, La realtà dei numeri e delle statistiche disegna un panorama a tinte decisamente piu sfumate.

In media chi ha una laurea triennale ha più probabilità di trovare un impiego con stipendi piu adeguati rispetto magari a chi si ferma soltanto al diploma. Ma una società civile ha bisogno di tutti: lauraeti e diplomati. Questo ovviamente non va generalizzato anche perché molto dipende dal tipo di indirizzo della laurea che si sceglie e da altri fattori determinanti per l’assunzione in un posto di lavoro. Dipende molto dalla facoltà che si sceglie, dal voto di laurea, dall’area geografica, dai tempi di inserimento nel mondo del lavoro e anche dalle competenze extra come per esempio la conoscenza delle lingue, la capacità di utilizzare il digitale e l’esperienza in paesi stranieri.

Le statistiche affermano che alcuni gruppi di laureati come quelli in discipline scientifiche e tecnologiche, o anche in ambito sanitario, abbiano più facilità a trovare un impiego stabile e con una retribuzione iniziale piuù alta. Così come invece, altri percorsi come quelli umanistici richiedono più tempo e spesso tirocinii, stage e master. Questo per dire molto più semplicemente che la laurea non è un’assoluta garanzia di lavoro ma non si può reputare nemmeno un attestato inutile. Bisogna trovare sempre il giusto equilibrio. E’ sicuramente uno strumento importante che modifica la probabilità ma dipende molto da come lo utilizzi, come ti poni e come sai muoverti dopo l’università.

Come dire il fattore umano e comportamentale è sempre essenziale in ogni attività: le principali indagini di statistiche italiane hanno dimostrato delle tendenze che sono rimaste stabili nel corso degli anni. Ad un anno dalla laurea la quota di chi lavora è piu alta decisamente tra i magistrali rispetto ai triennali ed in generale superiore comunque a coetanei con il diploma. Se si aumentano gli anni – ovvero dopo tre o cinque anni – la differenza a favore dei laureati tende ad aumentare. E logicamente anche sul fronte delle retribuzioni i dati indicano che il guadagno mensile netto dei laureati è più elevato rispetto ai diplomati soprattutto dopo alcuni anni di esperienza vissuta nel modo del lavoro. Il dato tuttavia è suscettibile di variazione a seconda delle aree geografiche, dove il mercato offre opportunità diverse. Ingegneria, Informatica, economia e medicina sono professioni che hanno il più alto  tasso di occupazione. Ma il connubio laurea-lavoro non è sintonia perfetta e certezza matematica; ci sono molti laureati che lavorano in ambiti completamente diversi rispetto agli studi completati ma ciò non vuol dire aver fallito, anzi tutt’altro perché alcune competenze sono trasferibili. In buona sintesi al di là della famosa patente di studi conta soprattutto il modo di sapersi approcciare al mondo del lavoro stesso, con personalità e autostima.