In Italia il tema della donazione di organi è tornato al centro dell’attenzione pubblica in un momento particolarmente delicato segnato in maniera devastante dal tragico caso del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di 2 anni e mezzo sottoposto a trapianto cardiaco al Monaldi di Napoli e poi venuto a mancare e sul quale la Procura di Napoli ha aperto un’indagine. Una tragica vicenda che può aver fatto vacillare la fiducia nel sistema nazionale dei trapianti. E proprio in questo ambito che si è inserita la nuova campagna nazionale “Dai voce al tuo sì. Scegli di donare” promossa dal Ministero della Salute congiuntamente al Centro nazionale dei Trapianti in occasione della giornata nazionale delle donazioni. Il trapianto di organi rappresenta certamente una delle conquiste più significative della moderna medicina, capace peraltro di trasformare condizioni cliniche irreversibili in nuove opportunità di vita, basti pensare che i dati recentemente emersi in Italia confermano, nonostante le difficoltà, il valore della rete trapiantologica.

Nel 2025 sono stati eseguiti 4.700 trapianti di organi, il più elevato dato mai fatto registrare sino ad ora. Oltre 2.000 sono state le donazioni con oltre 27.000 trapianti di tessuti. Sono dati questi che collocano l’Italia tra i paesi più evoluti dell’Europa nello specifico settore. Questo numero statistico fa capire anche quanto possa essere meraviglioso donare organi per ridare la vita ad un’altra persona; un segno di altruismo straordinario che ha sempre determinato l’evolversi dell’individuo. Ma a fare da contraltare a questi numeri – che possono certamente rassicurare e renderci orgogliosi – appare un altro dato statistico decisamente in controtendenza che determina un elemento di profonda criticità. Infatti, sempre nel 2025 tra le dichiarazioni raccolte al momento del rilascio del documento di identità elettronica, ben il 40% dei soggetti ha espresso l’opposizione alla donazione, un aumento molto significativo rispetto al precedente anno che si era attestato intorno al 32%.

Come leggere questi numeri che possono sembrare meramente freddi? È evidente che il messaggio che trapela inequivocabilmente è palese: la rete sanitaria funziona ed è efficiente, come forse mai accaduto prima, però la cultura della donazione, soprattutto tra i più giovani, sta arretrando addirittura e non cresce nella maniera più assoluta. Questo dato negativo si deve leggere non tanto come un rifiuto alla donazione e all’altruismo bensì come una scarsa informazione rispetto al tema specifico. Ecco che il ruolo dell’informazione assume un posto determinante per aiutare ancor di più nella crescita questi numeri che ad oggi preoccupano decisamente. Recenti indagini statistiche, infatti, hanno mostrato come una parte significativa di cittadini viene a conoscenza della possibilità di esprimere il proprio consenso alla donazione solo al momento del rinnovo dei documenti (che oscilla tra i 5 e i 10 anni tra i più giovani). Questo processo non collima minimamente con la cultura cosciente della donazione intesa come atto di altruismo e di generosità nei confronti del nostro prossimo. Promuovere una cultura della donazione degli organi significa favorire l’accesso all’informazione corretta, incoraggiare il dialogo nelle famiglie e sostenere una decisione ponderata. La legge italiana in questo senso prevede che tutti i cittadini maggiorenni possano manifestare la propria volontà alla donazione.