Il Decreto 62 del 2024 assegna ai soggetti del Terzo settore un ruolo chiave nella condivisione e nella costruzione di progetti per la vita delle persone che sono affette da disabilità. Ed in realtà nei fatti, soprattutto nell’ultimo decennio, sono stati davvero molti i percorsi attuativi di progettazione personalizzata messi in campo nel territorio, dal variegato mondo delle organizzazioni facenti parte del Terzo settore. Si pensi semplicemente ai progetti realizzati nell’ambito alla Legge 112/del 22 giugno 2016, meglio conosciuta come la legge del ‘Dopo di Noi’ che disciplina misure di assistenza e cura nei confronti di persone con rave disabilita prive di sostegno famigliare. Il Decreto 62 infatti, individua anche alcuni elementi imprescindibili affinché gli enti di Terzo settore possano essere responsabilmente coinvolti dal titolare del progetto per la sua elaborazione annoverando i criteri legati alla tipologia del soggetto giuridico.

Ovvero il perseguimento di finalità sociali e senza scopo di lucro e l’esercizio di attività di interesse generale previste dal codice del Terzo settore. Quel Terzo settore che oggi sta vivendo una grande trasformazione, epocale, trasformandosi da mero fornitore di servizi assistenziali a progettatore attivo di percorsi di vita centrati sulla persona e suoi desiderata. La riforma della disabilità impone decisamente un progetto di vita condiviso, partecipato, richiedendo agli enti nuove competenze, reti sul territorio e una forte disponibilità alla collaborazione. Si è passati sostanzialmente dal servizio come detto, al progetto di vita, ovvero dall’assistenza pura al supporto personalizzato rendendo decisionale la persona con disabilità. Peraltro, il Terzo settore è chiamato ad una collaborazione strutturale con le istituzioni come ASL, Enti Locali e scuole, per costruire servizi di prossimità, coprogettazione e amministrazione condivisa. Ma certamente non si può dimenticare come sia necessario formare gli operatori su accertamento unico superando la logica assistenzialistica e rispondendo a criteri di innovazione e nuove competenze. Nell’ottica di questa nuova concezione sono decisamente performanti gli obiettivi del nuovo paradigma che possiamo sintetizzare in tre fondamentali criteri di attuazione. È fondamentale in questa nuova prospettiva sociale di sostituire la logica del portatore di handicap con quella della persona con disabilità valorizzando la potenzialità ed il tento di ciascun individuo. Altro aspetto innovativo semplificare le procedure burocratiche e di accertamento che spesso richiedono tempi lunghi di attesa. Un problema annoso che purtroppo ancora ci condiziona. E non certamente per ultimo, garantire i percorsi di vita autonoma e indipendente cosi come previsto dalla Convenzione ONU. 

Il terzo settore rappresenta senza dubbio l’attore protagonista e fondamentale per la declinazione della riforma in realtà operativa garantendo risposte flessibili ma soprattutto vicine alle esigenze delle persone e delle famiglie che presentano evidenti difficoltà. Una riflessione conclusiva in quest’ottica va effettuata: il Terzo settore esiste ormai da decenni ma soltanto nel 2016 è stato riconosciuto giuridicamente in Italia con l’avvio della riforma che lo riguarda. Forse abbiamo perso un pò troppo tempo non vi pare?