In un’era tecnologicamente super avanzata la sanità digitale consente di fruire più velocemente ed efficacemente dei servizi sanitari ai cittadini e semplificare la comunicazione tra le strutture e gli stessi pazienti. È evidente che una forte accelerazione di questo importante processo sia stata determinata in primis dalla pandemia e anche dal PNRR, grazie ai fondi con i quali si è determinata nel nostro Paese, una forte impennata della digitalizzazione portando nuove opportunità di investimento. Infatti secondo la ricerca dell’osservatorio Sanità digitale della School of Management del Politecnico di Milano, gli investimenti nella digitalizzazione della sanità hanno raggiunto 2,5 miliardi di euro, segnando un incremento del 12% rispetto all’anno precedente. In realtà il comparto, in termini molto semplici, include soluzioni come il fascicolo sanitario elettronico, la telemedicina e la cartella clinica elettronica fino all’uso dell’intelligenza artificiale per l’analisi dei dati sanitari.

Oggi la cybersecurity rappresenta la priorità assoluta per il 70% delle strutture sanitarie. E pensate che nonostante il nostro Paese sia con il maggiore tasso di invecchiamento demografico d’Europa e con la crescita della speranza di vita l’attuale spesa presenta ancora ampi margini di crescita.
La connected care è il modello operativo che dà sostanza alla sanità digitale trasformando di fatto il paziente da fruitore passivo a protagonista attivo. In che modo? Questo approccio permette alla persona di accedere direttamente alle informazioni sanitarie attraverso piattaforme digitali integrate e di condividerle con tutti gli attori coinvolti nel processo di cura ovvero medici, infermieri operatori sanitari ecc… Allo stesso modo anche gli altri settori del processo entrano in contatto con il paziente e sono connessi tra di loro potendo usufruire della storia del paziente.

I principali esempi sono la prevenzione e lo stile di vita, la cura, il follow up, l’accesso che prevede la prenotazione e il pagamento di visite ed esami.
La telemedicina rappresenta senza dubbio una delle applicazioni più innovative e interessanti. Si tratta di servizi di assistenza sanitaria che vengono erogati attraverso le tecnologie informatiche in situazioni in cui il professionista della salute ed il paziente non si trovino nello stesso luogo; in questo modo si può trasmettere in modalità sicura dati e informazioni cliniche per la prevenzione o il trattamento del paziente integrando certamente non sostituendo la prestazione tradizionale per migliorarne l’efficacia. La televisita consente di raggiungere pazienti che diversamente non avrebbero accesso alle cure per difficoltà motorie o per residenza in aree particolarmente isolate.

Anche le farmacie territoriali stanno promuovendosi come attori protagonisti nell’ampliamento della telemedicina, in particolar modo nelle aree periferiche. Nella maggior parte dei casi, vengono erogati servizi di telecardiologia (circa 80%). Ma anche la cartella clinica elettronica supporta la gestione informatizzata dei dati clinici e sanitari del paziente, con un’attivazione che oggi sfiora l’85% delle strutture sanitarie con un utilizzo regolare da parte dei professionisti pari al 62%. Per ultimo ma non meno importante, il fascicolo sanitario elettronico: un autentico trionfo della semplificazione, che consente al cittadino di accedere e consultare tutti i documenti e le informazioni riguardanti la propria storia sanitaria e al contempo permette ai professionisti sanitari che lo hanno in cura di visualizzare tutte queste informazioni. L’adesione del FSE sta crescendo gradualmente grazie alle tante iniziative messe in campo dalle regioni tanto è vero che oggi lo utilizza il 44% dei medici specialisti, il 57% dei medici di medicina generale ed il 41% dei cittadini anche se questo dato è riferito al 2024.