In questo appuntamento parleremo degli effetti negativi che ancora oggi a distanza di un lustro ha determinato, soprattutto a livello giovanile, la pandemia, l’isolamento sociale e la precarietà economica: tutti fattori che hanno agito come veri e propri moltiplicatori del disagio psicologico scatenando dinamiche di sofferenza che sono state definite come una vera e propria sindemia, ovvero un mix di tutto ciò. I tre fattori essenziali della sindemia sono da rintracciare in un discorso più ampio nella pandemia, nell’isolamento e nella precarietà che nel complesso hanno determinato l’incertezza quotidiana trasformandola in un fattore di stress cronico che ha causato traumi a lungo trmine. La combinazione di questi tre fattori abbinati ha inoltre quintuplicato l’incidenza di problemi psichici nella popolazione, includendo un aumento di ansia sociale, solitudine e burnout.
Oggi purtroppo la salute mentale rappresenta una delle sfide più impellenti del nostro tempo. I dati internazionali sono chiari e lapidari: oltre un miliardo di persone nel mondo è costretto a convivere con un disturbo mentale, una cifra quasi raddoppiata rispetto al 1990 che rende queste patologie una delle principali cause di disabilità a livello globale. A lanciare l’allarme sono i dati che evidenziano come il disagio psicologico stia assumendo sempre proporzioni piu preoccupanti soprattutto tra gli adolescenti e i giovani. Stiamo parlado di una crisi non soltanto sanitaria ma anche sociale. Ansia e depressione crescono in maniera significativa mentre le risorse destinate alla salute mentale risultano ancora estrememaente insufficienti. Sempre secondo gli ultimi dati la pandemia ha determinato un trauma collettivo di proporzioni significative che ha inferto profonde conseguenze sul benessere psicologico della popolazione. La fobia della malattia, la brusca interruzione delle normali relazioni sociali, l’incertezza crescente, hanno alimentato un aumento di ansia, di attacchi di panico e sintomi depressivi sempre piu crescenti. Oltre a questi elementi si sono aggiunti anche l’solamaneto sociale e la precarietà lavorativa, che hanno amplificato la vulnerabilità emotiva di una pletora di persone.
Un ruolo sicuramente importante in questo contesto storico preciso è rappresentato dal massiccio utilizzo delle piattforme digitali che appaiono come uno strumento capace di ridurre l’isolamento sociale e la impossibilità di relazionarsi personalmente. Infatti ricorderete come durante le restrizioni i social network hanno raprresentato l’unico strumento di connessione, ma come sempre accade il loro uso eccessivo e il loro abuso determina oggi un aggravamento del disagio. Le dipendenze tecnioclogiche favoriscono l’isolamento, i disturbi del sonno, e un improvviso e grave impoverimento delle relazioni reali. Particolare preoccupazione desta la situazione che coinvolge le giovani generazioni in cui il disagio contemporaneo presenta caratteristiche diverse rispetto a quello degli adulti. Gli adolescenti vivono una forte ansia legata alla prestazione, al confronto continuo con gli altri e all’incertezza sul futuro. Le fragilità emotive sono le manifestazioni troppo frequenti oggi nei giovani. Anche il contesto in cui viviamo non aiuta certamente.
Siamo immersi nell’epoca della connessione permanente che scaturisce in una crescente solitudine. Le tecnologie digitali offrono l’illusione della vicinanza ma di certo non possono sostituire il contatto umano autentico, vero. Siamo oramai ad una frammentazione progressiva delle relazioni che porta ad un individualismo crescente che provoca in molte persone la mancanza di una rete di supporto reale. Dobbiamo necessariamente ristabilire l’equilbrio e instaurare di nuovo le relazioni ch ci consentono di avere un rapporto reale con le persone.


