In materia di liste di attesa ed attività intramoenia, gli ultimi dati riaccendono le luci sull’assoluta necessità di un’attività di controllo e verifica più incisiva delle Istituzioni degli enti regionali e locali. Ad oggi, infatti, l’unico sistema istituzionale di valutazione della capacità delle Regioni di garantire l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza, cioè il nuovo sistema di garanzia dei lea (NSG), ha un solo indicatore centrale sulle liste di attesa. Inoltre, se da una parte è stata attivata la Piattaforma nazionale sulle liste di attesa, dall’altra questa risulta ancora essere lontana dal garantire il livello di trasparenza che chiedono i cittadini e che servirebbe per introdurre un reale miglioramento delle performance. Esiste poi l’Organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria: è una struttura istituita presso il Ministero della Salute, operativa alle dirette dipendenze del Ministro, con il compito di monitorare l’efficienza, l’appropriatezza delle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e l’attuazione delle norme sulle liste di attesa da parte delle Regioni. Esso ha l’obiettivo di verificare anche il rispetto e l’operatività delle ASL locali e del sistema socio-sanitario.

L’Organismo di verifica dunque ha il compito di garantire la tempestiva e corretta attuazione da parte delle Regioni delle norme previste dal Decreto sulle Liste di attesa e quindi di promuovere e assicurare la piena ed efficace tutela degli interessi dei cittadini. Esso può esercitare il potere di accesso alle agende di prenotazione delle strutture sanitarie, per una verifica e analisi delle disfunzioni emergenti, nonché il potere sostitutivo a fronte di ripetute inadempienze da parte delle Regioni nell’attuazione delle norme sulle liste di attesa. Per il funzionamento complessivo dell’Organismo di verifica sono stati stanziati più di 2 milioni e mezzo per il biennio 2025-2026 ma ancora si sa poco sulla sua operatività effettiva.

In tema di assistenza sanitaria in Italia nel 2026 si sta vivendo una fase di transizione con un aumento del Fondo Sanitario Nazionale (FSN) a circa 142-143 miliardi di euro, segnando un incremento significativo per il personale e le infrastrutture, ma si sta contemporaneamente affrontando sfide strutturali, carenza di personale, specialmente infermieri e ponendo un freno alle lungaggini delle liste d’attesa. Il Fondo dunque cresce ma alcuni esperti sollevano dubbi sulla sostenibilità a lungo termine del finanziamento in rapporto al PIL. Anche l’attuazione del PNRR Missione Salute prosegue a vele spiegate: grazie ad esso sono stati stanziati fondi specifici – si parla di 238 milioni annui più 247 aggiuntivi nel 2026 – per screening oncologici, vaccinazioni e diagnostica. Il punto critico rimane il focus sul reclutamento del personale, in particolare infermieri: nonostante sia stato definito lo stanziamento a regime di 450 milioni di euro annui per l’assunzione del personale sanitario da parte delle aziende e degli enti del servizio sanitario nazionale sembra ancora lunga la strada. Per il biennio 2026-2028 è stato previsto inoltre il potenziamento dell’erogazione dei servizi sanitari sul territorio, aumentando di 2 milioni di euro annui le risorse del Fondo per l’assistenza ai bambini affetti da malattie oncologiche.