Spesso noi tutti abbiamo l’abitudine di utilizzare dei farmaci per la nostra salute e il nostro benessere senza poi farne a meno in una sorte di assuefazione più che altro psicologica, senza i quali ci sentiamo persi e smarriti. Questo è un atteggiamento mentale completamente errato. Quando asserisco questo, mi riferisco soprattutto ed in particolar modo ai farmaci ansiolitici e al rapporto tra uso e reale necessità. Intanto è bene capire cosa siano effettivamente e a cosa realmente servono quando vengono prescritti. Gli ansiolitici appartengono ad una categoria di farmaci con effetti distensivi, calmanti, che lavorano prevalentemente sul sistema nervoso centrale. Vengono prescritti dal medico essenzialmente per combattere gli stati di ansia e dei problemi somatici a questa associati come può essere l’insonnia, la tachicardia e la tensione mentale. Sono farmaci ahinoi, che vengono utilizzati in tutto il mondo, proprio perché queste situazioni di ansia sono ormai generalizzate e, sono decisamente sicuri ed efficaci in quanto testati da decenni.

È evidente però che questo tipo di farmaco proprio per le caratteristiche poc’anzi riportate, va sempre e comunque prescritto dal medico e/o dallo specialista che sceglierà il tipo di farmaco più adatto al singolo paziente. Come accennato i farmaci ansiolitici vengono somministrati per il trattamento di diverse condizioni. Aiutano a controllare e gestire gli attacchi di panico; riducono i livelli e gli stati di ansia in situazioni sociali temute; alleviano dal nervosismo, dalla tensione e dalla preoccupazione. Così come con effetti sedativi vengono utilizzati per favorire il sonno. Gli ansiolitici agiscono a livello cerebrale attraverso la modulazione di svariati neuro trasmettitori e per questo motivo vengono definiti psicofarmaci. Però proprio per questo status di benessere soprattutto mentale, si è portati ad abusare soprattutto assumendoli anche fuori dalle indicazioni terapeutiche, per lunghi e prolungati periodi. Come se non se ne possa a fare a meno, in una sorta di dipendenza, di assuefazione. Quando si prolunga l’uso del farmaco, l’assuefazione porta ad abituare l’organismo tanto da renderlo persino inefficace.

È soltanto l’aspetto mentale nell’assumerlo che può mantenere il benessere dell’individuo. Come si può intervenire in questi casi?  Superare la dipendenza non è semplice, ma soprattutto risulta fondamentale non interrompere mai bruscamente il trattamento. Bisogna ovviamente rivolgersi ad uno specialista per diminuire gradatamente il dosaggio del farmaco, associato anche ad un percorso psicoterapeutico per gestire al meglio il processo dell’ansia.  Generalmente salvo diverso orientamento del medico, la durata che garantisce la remissione dei sintomi può essere stimata in otto-dieci mesi ma, necessitano almeno sei mesi per stabilizzare i risultati prima di iniziare a ridurre il farmaco sino ad oltre il 50%. Infatti dobbiamo constatare che pur essendo la salute mentale al centro anche del dibattito pubblico, per molti italiani accedere al percorso psicologico continua ad essere difficile, quasi una sorta di tabù, come evidenziato da una recente indagine dell’osservatorio della sanità. E questo è un momento che deve essere necessariamente superato.