La situazione internazionale, il quadro a tinte fosche che si sta delineando ormai con il conflitto tra Iran e USA e le conseguenze restrittive legate allo stretto di Hormuz, stanno allargando una crisi profonda con la sempre più evidente pressione sui nostri mercati energetici. I forti rincari dei carburanti e l’instabilità energetica sta colpendo anche il settore del trasporto su gomma sia a livello privato che pubblico. E proprio per far fronte a questa evidente emergenza che colpisce tutti, si sta sempre più intensificando l’ipotesi non più remota, di incrementare l’utilizzo dello strumento “smart working”. Uno strumento che rievoca le tragiche vicende legate alla pandemia ma che rappresenta uno – se non l’unico modo praticabile – per contenere i costi di chi lavora ed è costretto necessariamente ad utilizzare il mezzo su gomma.
Un’iniziativa che coinvolgerebbe sia il settore Pubblico che quello privato, così come richiesto dai sindacati di superare l’attuale limite di due giorni settimanali elevando a tre o più giorni. La Commissione Europea attraverso il Commissario Dan Jorgensen ha inviato gli stati membri ad adottare misure per abbassare i consumi e certamente, la riduzione degli spostamenti auto è considerato un fattore determinante. Dal 7 aprile scorso infatti l’esercizio dello smart working è integrato nella sicurezza sul lavoro con nuovi obblighi informativi per le aziende. Se soltanto si pensa che nel bimestre marzo-aprile i prezzi dei carburanti in Italia sono cresciuti a tal punto che il diesel ha superato abbondantemente i 2 euro al litro in diverse aree comprese quelle metropolitane, e la benzina ha superato 1,70 € al litro. Questo nonostante la riduzione delle accise voluta dal Governo.
Nel nostro stivale gli esempi più concreti di smart working arrivano dal Lazio, dalla Lombardia e dall’Umbria. E proprio in Umbria esattamente a Terni emerge un dato estremamente concreto. Secondo i recenti dati diffusi la città umbra risulta essere tra le prime in Italia nella Pubblica Amministrazione per l’utilizzo dello smart working con il 45% dei dipendenti coinvolti. Ma a superare la città umbra è Bologna che può vantare il 47,2 % dei lavoratori che opera da remoto almeno un giorno la settimana. Ma è proprio notizia di pochi giorni fa che sono stati firmati accordi che implicano per gli enti pubblici locali l’estensione dello smart working fino a 10 giorni al mese. I casi concreti stanno aumentando e questa tipologia è attiva in molte realtà del nostro territorio, continuando ad espandersi soprattutto nella pubblica Amministrazione. L’Agenzia internazionale dell’energia ha ribadito che lavorare da casa quando possibile può ridurre sensibilmente il consumo di petrolio delle auto dal 2 al 6%, con una riduzione media del 20% per i singoli automobilisti. Ma se il lavoro da remoto è una splendida soluzione al momento di emergenza e di difficoltà, tale deve rimanere e non farlo diventare uno strumento ordinario e quotidiano nel contesto lavorativo sia pubblico che privato. Perché sarebbe un errore imperdonabile.


