Oggi parliamo dei bambini affetti dal disturbo dello spettro autistico ed il loro rapporto con l’attività sportiva. Non so quanti di voi ricorderanno nel 2008, ovvero circa vent’anni fa, la storia di quel bambino americano Jason McElwain che realizzò con la sua mano venti punti negli ultimi minuti di una gara di basket? Era una partita di basket come tante altre, ma per lui affetto da sindrome autistica era la prima partita. Con i suoi venti punti negli ultimi minuti è divenuto una celebrità non soltanto per l’America ma il simbolo che lo sport aiuta anche chi può essere affetto da patologie così invasive. Molti bambini affetti dal disturbo dello spettro autistico possono avere anche problemi con il tono muscolare, la coordinazione delle mani e della vista ma possono essere comunque protagonisti nelle discipline sportive.

Ma cos’è effettivamente il disturbo dello spettro autistico? I quadri clinici sono sicuramente variabili e si definiscono in base ai livelli di gravità. Pertanto aiutare il più possibile favorendo il massimo sviluppo delle competenze compromesse di autonomia e comunicatività, rappresenta senza dubbio l’obiettivo principale da perseguire attraverso lo svolgimento di attività di integrazione sociale in gruppo. L’autismo è infatti un disturbo del neuro sviluppo caratterizzato da difficoltà nelle interazioni sociali, nella comunicazione e nei comportamenti ripetitivi. Affrontano sfide significative nel quotidiano, e per questo trovare strumenti che migliorino la loro vita è fondamentale. Lo sport in questo è un amico potente e vitale.

Praticare attività sportiva non soltanto aiuta la salute fisica ma apporta benefici psicologici che contribuiscono in modo significativo al benessere generale della persona autistica. Nello specifico, aiuta nel miglioramento della capacità motoria, dell’equilibrio, della coordinazione, della forza oltre a ridurre il rischio di obesità problema ricorrente a chi ha uno stile di vita particolarmente sedentario. Aiuta in generale a ridurre ansia e stress. Questi due aspetti sono frequentemente presenti nel quotidiano delle persone autistiche che affrontano un mondo completamente diverso rispetto alle loro attese, alle loro esigenze.

Lo sport offre il modo naturale per ridurre questi stati di tensione stimolando gli ormoni del benessere che aiutano a regolare l’umore. Ma lo sport aiuta anche nello sviluppo delle abilità sociali: uno degli aspetti più significativi dell’autismo riguarda proprio la difficolta di interagire con gli altri. Le attività sportive, soprattutto quelle collettive e di gruppo, aiutano a lavorare su questo fronte migliorandolo decisamente. Ma c’è dell’altro. Se il raggiungimento degli obiettivi sportivi, come per esempio imparare una nuova abilità contribuisce in maniera significativa a dare fiducia al soggetto, ad aumentare la sua autostima, in altri casi lo sport offre l’opportunità di successo personale per chi vive spesso frustrazioni e sfide difficili. Esso abbatte barriere con il resto della società riducendo l’isolamento in cui si è portati a chiudersi soprattutto per chi vive queste situazioni. Appare sin troppo evidente dunque, che lo sport nelle persone autistiche attivi quei processi di cambiamento inimmaginabili alla luce delle straordinarie ricadute positive che si hanno sui ragazzi che praticano attività sportiva.