In questa sede affrontiamo le allergie respiratorie nel contesto del loro impatto di carattere economico. Oggi con il cambiamento climatico globale il fenomeno non è più limitato alla stagione: in Italia costano mediamente oltre i 7 miliardi di euro alla collettività e colpiscono circa 12 milioni di cittadini, ovvero il 20% della popolazione nazionale, con picchi in alcune regioni che toccano il 40 %. Si tra di patologie sempre in costante aumento nel nostro Paese soprattutto a causa dei forti cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo. I dati decisamente allarmanti arrivano da Consumer Forum, un ente indipendente di cui fanno parte le associazioni di consumatori, le imprese industriali e di servizi e le loro associazioni di categoria che ad inizio 2026 hanno organizzato un convegno sulle strategie per ridurre i rischi invisibili determinati da questa patologia.

A livello mondiale sono circa 600 milioni le persone che soffrono di questa particolare patologia respiratoria, con ripercussioni sulla qualità della vita stessa e ovviamente della salute. Il problema oggi si è decisamente amplificato se pensiamo infatti che in passato, erano associati a sintomi che apparivano esclusivamente nella stagione primaverile, legati al polline si diceva; oggi invece rappresentano problematiche di salute protratte per lunghi periodi per la stragrande maggioranza di italiani. È evidente che le principali cause sono, senza dubbio, riconducibili al cambiamento climatico e all’inquinamento atmosferico che influenza e allunga la durata della pollinazione e l’incidenza di tipo allergico. Oggi le stagioni non esistono più sostanzialmente. Siamo divenuti un paese con caratteristiche tipicamente tropicali, passando dall’autunno all’estate con periodi di piogge torrenziali. Tutto questo ha generato temperature più alte che prolungano chiaramente la stagione della fioritura, aumento la concentrazione del polline, che abbinate all’umidità e alle precipitazioni eccezionali prolungano la dispersione e la permanenza più duratura nell’aria del polline stesso.

Questo non è semplicemente un fattore negativo sanitario, ma anche e soprattutto un problema economico che connesso alle allergie respiratorie ed alle riniti, ha un impatto negativo superiore ai 7 miliardi di euro annui nel nostro Paese. Impatto negativo che statisticamente viene suddiviso in 5 miliardi di euro in termini di ospedalizzazioni e gestione medica mentre 2 miliardi di euro in termini di assenza dal lavoro e produttività ridotta. A livello europeo l’impatto viene addirittura stimato tra i 30 e i 50 miliardi di euro all’anno. Il settore della produttività maggiormente colpito è senza dubbio quello agricolo e forestale, che tocca picchi sino al 40% dell’incidenza della popolazione colpita, seguiti dal comporto dell’edilizia, altro settore particolarmente colpito.