I risultati del nuovo sistema di sintesi miniinvasivo “DILOPS”

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prof. Paolo Palombi |

Conclusi i lavori del secondo Congresso Mondiale di Ortopedia a Xi’an in Cina;  il B.I.T. Edizione 2015 ha visto la partecipazione di numerosi specialisti Ortopedici provenienti da ogni parte del mondo.

Il Prof Paolo Palombi (Roma) ha presentato i risultati del nuovo sistema di sintesi miniinvasivo “DILOPS ” per il trattamento delle fratture pertrocanteriche da lui stesso ideato e brevettato.

Trattasi di un sistema di viti divergenti montate a stabilità angolare su una mini placca sagomata in titanio che unisce al vantaggio  della miniinvasività, una stabilità assoluta che permette al Paziente anziano di ridurre al minimo le perdite ematiche post-operatorie,permettendogli così di riprendere la deambulazione immediata.   Interessanti novità anche da Specialisti Ortopedici provenienti da USA, Russia,Australia ecc.  in particolare su temi riguardanti il trattamento delle patologie della colonna vertebrale.

Il Sistema a viti divergenti “Dilops” nasce per coniugare la mini invasività di una sintesi per fratture laterali di collo femore con la robustezza e l’affidabilità dell’impianto. La mini invasività è intesa non solo come incisione cutanea, ma soprattutto come rispetto nei riguardi del patrimonio osseo, muscolo-tendineo ed ematico.

Per comprendere le caratteristiche che conferiscono a questo sistema la grande robustezza, bisogna ricordare le nozioni più elementari di biomeccanica dei carichi femorali: sappiamo che fra l’asse meccanico gravitario che passa in corrispondenza della testa femorale e l’asse anatomico rappresentato dalla diafisi femorale, intercorre una distanza che corrisponde all’off-set e che crea un momento di coppia; questo momento mette in crisi il femore integro se viene caricato fino oltre la sua resistenza portandolo alla rottura e mette in crisi tutti i sistemi di sintesi sotto sollecitazione.

Oggi disponiamo di viti-placche a scivolamento e di chiodi endomidollari. Nel primo sistema abbiamo un momento di coppia molto ampio perché la placca avvitata dista molto dall’asse di carico gravitario e pertanto, se non è sufficientemente lunga, non può contenere le forze del carico che vanno a scaricarsi, per il momento di coppia, sulle viti laterali che sono sollecitate in trazione  (fig. 1): placche corte con poche viti possono con facilità mobilizzarsi per la estrazione delle viti (fig. 2).

La situazione biomeccanica è più favorevole per i chiodi endomidollari perché le forze determinate dal momento di coppia vanno a estrinsecarsi più medialmente, dentro il canale midollare e per di più, non in trazione su viti, ma in compressione sull’endostio laterale del canale (fig.3).

Il sistema Dilops si prefigge di accorciare ulteriormente il momento di coppia andando a scaricare le forze gravitarie sulla robusta corticale femorale mediale mediante un sistema che configura un arco ideale (fig. 4).

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L’arco ideale deve portare le forze gravitarie là dove vengono convogliate naturalmente attraverso l’arco di Adams, cioè proprio sulla robusta corticale mediale.

Il sistema Dilops configura un arco con appoggi multipli sulla corticale mediale: (fig. 5) le viti sono sollecitate da forze in pressione con direzione distale e laterale grazie alla fissità angolare che caratterizza la placca: quindi non lavorano in trazione come normalmente si utilizza una vite, ma in pressione laterale: se si volessero pertanto idealmente sostituire con dei fittoni avvitati alla placca, ma senza alcuna filettatura distale, essi esplicherebbero ugualmente la funzione di trasmissione delle forze alla corticale mediale riproducendo comunque la funzione dell’arco ideale della Dilops.

La piccola placca va quindi considerata un semplice raccordo per la trasmissione dei carichi dalle lunghe viti cefaliche alle lunghe viti diafisarie lasciando integra la elasticità del sistema.

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Le lunghe viti cefaliche sono plurime (3) per poter permettere al sistema di essere più elastico di una sintesi con vite spessa ed unica, poi per conferire al sistema più protezione dalle sollecitazioni torsionali cui è soggetto il collo femore ed infine per poter essere infisse tutte nella regione più robusta del calcar femorale, passando quindi la inferiore sotto il triangolo di Ward e le superiori lateralmente ad esso (fig.6).

I vantaggi che il sistema offre rispetto alle sintesi con vite placca possono essere così elencati:

  1. Accesso mini invasivo
  2. Rispetto del muro laterale
  3. Incremento della stabilità (trasmissione dei carichi sulla corticale mediale)
  4. Maggiore elasticità
  5. Maggior effetto antirotazionale

 

Nei confronti delle sintesi endomidollari:

  1. Rispetto inserzioni glutee
  2. Rispetto del canale midollare (No Alesaggio)
  3. Non attraversare con la sintesi i frammenti trocanterici (scomposizione)
  4. Rispetto del muro laterale
  5. Possibilità di manovre riduttive con le leve di Holmann
  6. Possibilità di sintesi del piccolo trocantere
  7. Maggiore elasticità e maggior affetto antirotazionale
  8. Accesso unico
  9. Diminuzione della esposizione a rx (viti distali percepibili manualmente)
  10. Riduzione tempi chirurgici
  11. Minimalizzazione dello strumentario (placca unica)

 

 TECNICA CHIRURGICA

L’accesso cutaneo è limitato a 6-7 cm sulla regione sottotrocanterica; si incide e si ribalta un piccolo lembo di vasto laterale e si posiziona la placca nel punto in cui il 1° filo di Kirschner andrà  a lambire il profilo della corticale mediale del collo. Ottenuto il posizionamento ideale del filo, la placca viene fermata con 2 fili  Kirschner applicati nei piccoli appositi forami (fig.7).

Si procede quindi a fresaggio con fresa cannulata guidata dal filo, ad introduzione delle tre viti cefaliche(se opportuno si possono inserire attraverso la fresa adiuvanti biologici), e quindi di quelle diafisarie, tutte guidate da cannule apposite. E’ possibile fare trazione interframmentaria con specifico sistema. Il carico sarà immediato in caso di frattura stabile e differito come in qualsiasi mezzo di sintesi in caso di frattura instabile(fig.8).

In conclusione il mezzo si presenta di facile gestione anche negli obesi e nelle fratture scomposte, particolarmente elastico(viti lunghe e placca cortissima) particolarmente robusto e assolutamente rispettoso del muro laterale delle inserzioni glutee e  del canale midollare femorale. Inoltre consente con la piccola incisione di reinserire il piccolo trocantere, trasformando una frattura instabile in una frattura stabile.

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