Acque minerali contaminate in Italia

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di Arianna Tarquini

Il Ministero della Salute con una comunicazione ufficiale ha invitato di recente chi avesse in casa acqua “San Benedetto – Fonte Primavera”, nello specifico formato da 0,5 litri, con etichetta PET Naturale, imbottigliata presso lo stabilimento Gran Guizza con numero identificativo n.23LB8137E, con data di scadenza 16/11/2019, ad evitare di consumarla e a riportarla al negozio dove è stata acquistata. Il Ministero, in un comunicato diffuso qualche giorno fa, ha informato che quel lotto contiene un’elevata prevalenza di xilene, trimetilbenzene, toluene ed etilbenzene. Tutti gli altri lotti sono sicuri, precisa il Ministero.

Tutto è nato da una denuncia del Forum Abruzzese dei Movimenti dell’Acqua, precisando che in occasione di lavori di verniciatura realizzati tra il 3 e il 5 maggio 2018 nei tunnel sono stati condotti prelievi per due giorni consecutivi in vari punti a Isola del Gran Sasso (uscita gallerie; primo fontanino) e che l’ARTA, vi ha riscontrato la presenza di Toluene con concentrazioni variabili, con picco di 18,6 microgrammi/litro, assieme a tracce di Etilbenzene (0,2 microgrammi/litro) e (p)Xilene (max 0,8 microgrammi/litro).

Cerchiamo di capirci di più. Il termine xilene si riferisce alla miscela di tre composti isomeri derivati dal benzene, chiamati rispettivamente orto-xilene, meta-xilene e para-xilene. Lo xilene è un liquido incolore avente un odore lievemente dolce, è infiammabile e nocivo. È un prodotto che si trova naturalmente nel petrolio, nel catrame e si può formare anche negli incendi boschivi e le sue proprietà chimiche variano leggermente da isomero a isomero.

L’etilbenzene è invece un composto organico aromatico di formula C6H5CH2CH3, costituito da un gruppo benzenico al quale è legato un gruppo etilico.

Il toluene è un liquido volatile ed incolore dall’odore caratteristico. Viene usato come solvente in sostituzione del più tossico benzene, cui somiglia sotto molti aspetti. È anche contenuto nella benzina. Il toluene è stato ottenuto per la prima volta nel 1844 da Henri Etienne Sainte-Claire Deville per distillazione della resina della corteccia di Myroxylon balsamum. Nel 1847 è stato isolato per distillazione del catrame da Charles Mansfield. Nel 1861 il chimico tedesco Joseph Wilbrand lo usa per produrre il TNT che riesce successivamente ad ottenere in forma pura nel 1880. La produzione industriale del TNT prende definitivamente l’avvio nel 1891 tramite la nitrazione del toluene, un processo in uso ancora oggi.

San Benedetto ci tiene a precisare che tutte le loro fonti sono esenti da inquinamento e perfettamente in regola con la legislazione vigente. In particolare, le fonti del gruppo sono oggetto di controlli continuativi, giornalieri effettuati secondo rigidi protocolli interni che confermano l’assoluta purezza delle acque.

Riguardo al richiamo del prodotto, Acqua San Benedetto precisa che “si tratta di un fenomeno limitato a poche bottiglie ed esterno ai cicli produttivi aziendali”. L’azienda ha provveduto al ritiro nel rispetto della legge ed in difesa della salute dei propri consumatori, e confida che tale trasparenza possa aiutare a mantenere intatta la fiducia dei propri consumatori, la cui sicurezza è da sempre priorità assoluta del Gruppo San Benedetto”.

Pubblicato nel mese di Settembre 2018

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